Il mondo del lavoro è un mare di squali dove tutti pensano ai propri interessi e dove nessuno fa sconti, l’importante è sopravvivere anche a discapito degli altri. Parlo così perché da qualche mese sto vivendo un’odissea che da una parte mi sta buttando giù ma dall’altra mi sta rendendo più forte e consapevole.

Tutto è iniziato a fine giugno quando dopo due anni e mezzo dentro la stessa azienda, rinnovi assurdi e peripezie varie, hanno deciso di non rinnovarmi più il contratto. Se in un primo istante ci sono rimasto male, non tanto per il lavoro in sé ma per il fatto di tornare disoccupato con una figlia piccola a casa, passato qualche giorno mi sono reso conto del grande regalo che avevo ricevuto. Quando vivi una situazione in prima persona difficilmente riesci a vedere le cose in modo oggettivo e solo distaccandomi da quella realtà ho capito veramente tutto quello che mi stavano togliendo: entusiasmo, voglia di fare, possibilità di crescita. La sfiga ha voluto che la mia disavventura finisse in piena estate e, a parte qualche colloquio non andato a buon fine, ho dovuto aspettare settembre per cercare seriamente un’altra opportunità.
Nel mio precedente articolo parlavo di quanto meraviglioso e bello fosse il nuovo lavoro, questo finché non ho capito che non c’è fine al peggio. Quando ho fatto il colloquio ero davvero entusiasta, si trattava di una realtà grande e conosciuta, possibilità di crescita e soprattutto una bella esperienza in più da aggiungere al mio curriculum. Sempre in fase di colloquio mi avevano parlato di un primo mese di “prova” e successivamente un contratto a tempo indeterminato. Ingolosito da tutto questo ho rinunciato a un secondo colloquio presso una bella azienda e a due concorsi pubblici. Morale della favola mi hanno tenuto per un totale di un mese e una settimana, ho lavorato dal lunedì al sabato per 8 ore e mezzo al giorno (esatto 51 ore a settimana!), ho messo in pari tutto il lavoro che a seguito del periodo estivo era stato trascurato e come premio hanno deciso di comunicarmi l’ultimo giorno lavorativo della settimana, 5 minuti prima che staccassi, che a malincuore non potevano tenermi perché non riuscivano a trovare un contratto adatto a me. Oltre a queste le solite manfrine “ci dispiace, sei bravo, colpa nostra, bla bla bla”. Non vi nascondo l’amarezza e la delusione nel vivere tutto questo ma, come ho detto all’inizio, tutto questo mi sta rendendo più forte e consapevole.
A giugno non vi nascondo che ho vissuto la cosa male, mi sono buttato giù, sentendomi inadatto e triste al pensiero di stare a casa. Non mi sono goduto fino in fondo il regalo di passare più tempo con mia moglie e mia figlia e anziché realizzare tanti bei progetti, sono stato per tutto il periodo con il broncio. Questa volta invece ho deciso di cambiare prospettiva e per rimanere attivo e non distogliere mai lo sguardo verso l’obiettivo di rimettermi in gioco trovando un altro lavoro, ho deciso di scrivere ogni giorno un articolo. In questo modo imprimo le mie emozioni trasformandole in testo ed evitando quindi che rimangano dentro di me divorandomi e rendendomi quello che non sono.
Da oggi cambio pelle, cambio modo di reagire, restando sempre me stesso con qualche cicatrice in più ma sempre con il sorriso e la voglia di fare che mi ha accompagnato dal primo giorno della mia vita.






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