Descrivi un oggetto a cui eri incredibilmente legato da giovane. Che ne è stato?
Da piccolo ero fortemente legato a due peluche: un cane e un orsetto. Entrambi erano di mia madre che li conservò così bene che ancora oggi quei due pupazzi resistono al passare del tempo e sono in cantina, belli incartati e pronti nel caso, a continuare la loro vita da giocattoli.
Avevo dato ad entrambi dei nomi che purtroppo adesso non ricordo più, ed ero così tanto legato a loro che li abbracciavo e coccolavo tutti i giorni, come se fossero veramente degli animali domestici. La fortuna di aver vissuto un’infanzia con poca tecnologia è stata il fatto di poter sviluppare la fantasia a livelli incredibili. Nel mio caso ricordo perfettamente i discorsi e le storie che creavo con quei due peluche inanimati. Nella mia mente non solo parlavano e facevano discorsi ma assumevano dei veri e propri ruoli.
Iniziai a giocare con loro probabilmente a due anni e con il corso degli anni piano piano li abbandonai. Sono stati i miei amici da piccolo per poi essere sostituiti da trattori e soldatini. Comunque sono rimasti nella mia camera a guardarmi per ancora tantissimi anni fino al giorno in cui, per esigenza di spazio, sono stati lavati, avvolti nella carta e conservati in cantina.
Il caso vuole che prima dell’uscita di questa domanda, già qualche giorno fa uscì il discorso di questi due peluche a casa perché appunto stavamo parlando dei miei giochi preferiti da piccolo. Forse un giorno li vado a riprendere e li riporto in camera, magari è il loro modo di dirmi che sono stufi di essere lì in cantina tutti soli.






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